Lo spettacolo è tratto dall’omonimo e pluripremiato romanzo di Marco Balzano, pubblicato da Einaudi nel 2018. La vicenda raccontata si ispira a episodi realmente accaduti nel corso dell’italianizzazione forzata delle aree di lingua tedesca dell’Alto Adige / Südtirol che furono annesse all’Italia nel 1919, quando il crollo dell’impero austro-ungarico, al termine della Prima guerra mondiale, determinò una riconfigurazione dei confini. Nel corso del ventennio fascista, il governo italiano intraprese una massiccia opera di cancellazione della lingua, della cultura e delle tradizioni locali, modificando i toponimi, vietando l’insegnamento e l’uso del tedesco, impedendo alle comunità di preservare la propria identità. Tra il 1939 e il 1943, fu imposto alle popolazioni altoatesine di “optare”, cioè di scegliere se emigrare in Germania o restare in Italia, a prezzo di rinunciare a qualunque forma di rivendicazione. Inoltre, nel romanzo e nello spettacolo, si racconta un ulteriore episodio traumatico: la costruzione di una diga, a causa della quale il villaggio di Curon, in Val Venosta, fu sommerso dall’acqua e gli abitanti costretti a emigrare. Protagonista della storia è una donna, Trina, che, in età avanzata, rievoca quanto accaduto al termine della Grande Guerra, le varie forme di sopraffazione e violenza cui lei e i suoi familiari furono sottoposti nel corso degli anni. Trina torna con la memoria al marito Erich, alla figlia che ha scelto la Germania anni prima e da allora non ha più dato notizie di sé. Infine, la donna dice di aver dovuto abbandonare la propria casa, che sorgeva nell’area sommersa dall’acqua. In una lunga notte, mettendo in atto una sorta di “rito della memoria”, affronta i fantasmi del passato e si confronta con loro.